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domenica, 26 aprile 2009
Parole oscene

Gabriella Carlucci insulta Alessandro Gilioli: “Spero che suo figlio venga adescato dai pedofili su Facebook”

“Spero che suo figlio venga adescato dai pedofili su Facebook” questo l’augurio di Gabriella Carlucci ad Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso e titolare del blog Piovono Rane.

L’alterco è avvenuto durante un incontro alla Camera dei Deputati sulla legislazione per Internet. Alessandro Gilioli, sul suo blog, era stato uno dei primi a rendere nota le misure molto restrittive della libertà in rete alle quali sta lavorando Gabriella Carlucci insieme al senatore D’Alia, del Pdl. Gilioli racconta l’episodio sul suo blog.


Che dire...? Un parlamentare, che se ne esce con una frase del genere, anche se del PdL, il cui leader di cazzate ne dice in continuazione, dovrebbe venire rimosso all'istante. Quelle parole sono di una gravità enorme e chissà perché nessun media ne ha parlato...
Scritto da: Crybboy alle ore 01:47 | link | commenti (3) | Categoria: politica, in me, parole parole
domenica, 12 aprile 2009
Finocchia
Questo racconto, nasce come compito per il corso di scrittura creativa in cui dovevamo rielaborare in maniera ironica una fiaba classica. Ho dovuto aggiustare un po' il linguaggio, per non essere troppo spudorato, infatti già così ha creato non poco imbarazzo tra gli altri corsisti. Nonostante il finale un po affrettatto (il racconto l'ho dovuto scrivere in meno di un'ora) mi pare sia venuto fuori un buon lavoro, dunque ecco a voi:

Finocchia

A quel tempo Geppetto aveva quasi settant’anni, ma non aveva ancora mia visto un passera in tutta la sua vita. Per diverso tempo si era consolato sodomizzando Rossella, la mucca che gli dava il latte tutti i giorni, ma poi gli affari cominciarono ad andare male, nessuno più aveva bisogno di un falegname, infatti la maggior parte della gente andava a comprare i mobili all’IKEA, così fu costretto a vendere la sua amata giumenta, che invece prese la notizia, con infinita allegria.
Ormai, persa ogni speranza, Geppetto decise di costruirsi una bambola di legno, certo non sarebbe stato come una donna vera, ma riteneva che alla sua età avrebbe potuto accontentarsi.
Cominciò così ad intagliare un grosso ciocco di legno, che gli era stato venduto ad un prezzo esorbitante, da un magnaccio dei quartieri poveri. Arrivato a metà lavoro, stanco e assetato,  decise di prendersi una pausa e di andare a scolarsi qualche quartino giù in paese.
Era da poco uscito, quando dalla finestra fece irruzione uno strano figuro, una donnina di un metro e venti di statura, ma con due baffi sopra il labbro superiore, che nemmeno un tricheco. Dopo aver messo a soqquadro il piccolo appartamento, non avendo trovato nulla da portare via, bestemmiò in una strana lingua e al che la bambola di legno poggiata sul letto si animò.
“Ciao” disse “Chi sei tu?”
“Sono la Fata Turchina” rispose la donna “mi chiamo così perché vengo da Istanbul e faccio sparire le cose. E tu chi sei?”
“Io…” disse la bambola esaminando il suo corpo “Io sono Finocchia….”
Infatti Geppetto l’aveva dotata di due tette da far invidia a Pamela Anderson, ma non avendo completato la sua opera non si era preoccupato di tagliare quel ramo che ora cresceva come membro di 25 centimetri tra le nuove gambe della bambola.
“Guarda” continuò la Fata Turchina “ora non posso fermarmi, ma se hai bisogno di aiuto ti lascio il mio numero di cellulare” e detto questo si diede alla fuga.
Quando tornò Geppetto, la bambola gli corse incotro.
“Babbo, babbino…” gridò
“E tu chi sei?” chiese l’uomo spaventato
“Eh sono Finocchia, la tua bambola”
“Si ma che hai li” replicò il povero falegname indicando l’enorme fallo “qui ci vuole un bel taglio”
“No” urlò Finocchia tentando di scappare
Geppetto però, l’acchiappò per le spalle e la distese sul tavolo da lavoro, pronto a tagliarle quell’attributo in più, ma una folle idea lo fece desistere dalle sue intenzioni.
“Forse potrai  essermi più utile così” disse alla bambola “tutte le sere ti metterai sotto quel lampione e darai tanta felicità ai camionisti di passaggio, così faremo un sacco di soldi…”
“Ma io voglio andare a scuola” protesto la bambola “Voglio studiare, diventare ministro e poi partecipare all’Isola dei Famosi”
“Di giorno puoi fare quello che vuoi, ma la sera fai come dico io, o finisci nel caminetto” tagliò corto Geppetto.
Così Finocchia iniziò, di giorno, a frequentare la locale scuola elementare,  suscitando, per le sue generose forme, l’invidia sia dei maschietti che delle femminucce e di notte a soddisfare uomini in cerca di qualche esperienza alternativa.
Purtroppo dopo poco tempo si accorse di essere malata, infatti ogni volta che diceva una bugia le si accorciava il fallo di due centimetri. Pensò così di chiedere aiuto alla Fata Turchina.

“Deficiente” le disse la Fata “non sono le bugie, è un tarlo del legno che ti sta facendo un succhiotto”
Dopo una semplice operazione il tarlo fu rimosso e sostituito con un grillo parlante di nome Clementoni.

Ormai esasperata da quella situazione, una notte Finocchia scappò di casa, portando con se solo diversi pezzi di carta vetrata, utili per le lunghe notti di solitudine.
Si unì prima ad un duo musicale, formato da Samantha Fox e Cat Stevens, dopo poco, però, i due la scaricarono lasciandola senza il becco di un quattrino; entrò così a far parte di un circo equestre, ma in seguito ad una disputa se ce l’avesse più grosso lei o i ciuchini del circo, fu gettata in mare.
Siccome era di legno non aveva nessun problema a galleggiare, per cui decise di rimanere in balia delle onde, ovunque esse l’avessero portata.
Dopo diversi giorni di navigazione sentì qualcuno che la chiamava e vide Geppetto che stava per essere divorato da branco di sardine.
“Aiutami ti prego”
“No tu sei un vecchio bastardo e meriti solo di crepare” e se ne andò a cavallo di un pesce sega, poi accortasi del pericolo, preferì chiedere un passaggio ad un più tranquillo barracuda.
Una settimana più tardi, ormai priva di forze, fu catturato da alcuni pescatori, assieme ad un branco di cefali. Non essendo in grado di parlare, fu venduta ad un noto mobilificio svedese che ne fece uno sgabello.
Scritto da: Crybboy alle ore 04:01 | link | commenti (3) | Categoria: racconti e poesie, in me
Io sono, dunque desidero
L'altro giorno ho sentito alla tv, uno psicologo che diceva che il problema degli omosessuali che decidono di cambiare sesso, è che sono destinati a essere infelici, perché desiderano un corpo che non è il loro. A parte il fatto che ci sarebbe da discutere molto su questo "corpo che non è il loro", ma io volevo concentrarmi sul fatto dei desideri e della felicità.
Mi pare normale che l'uomo abbia dei desideri, sono proprio questi che spingono l'uomo a migliorarsi, a lottare ogni giorno, perché la vita non è fatta solo di bisogni primari, e meno male, aggiungerei.
Quando siamo piccoli desideriamo le caremelle o dei giochi, crescendo poi sognamo una bella bicicletta prima, e poi il motorino, da grandi una bella auto e poi l'amore, la famiglia e così via...e questo solo per citare i quelli più importanti, senza considerare tutti quei piccoli desideri che contribuiscono a dar sapore alla vita di ognuno di noi.
L'uomo, insomma, desidera per sua stessa natura, ed è vero che talvota, per un motivo o per un altro, restano solo dei sogni e per questo si è infelici, ma se l'uomo imparasse a distaccarsi dai suoi desideri, dalle sue passioni, raggiungerebbe il Nirvana, come insegna Siddhartha, e non sarebbe cosa da poco, o no?
Scritto da: Crybboy alle ore 03:51 | link | commenti | Categoria: in me, filosofeggiando
sabato, 28 marzo 2009
Le esperienze per Altroquando
L'altra sera, mentre controllavo che gli studenti fossero tutti nelle loro camere, mi è passato per la testa questo pensiero...qualcuno di voi dirà: "bella pensata, hai scoperto l'acqua calda...". Certo, è vero non ho scoperto nulla di nuovo, ma è la lucidità con la quale mi ha colpito che mi ha fatto decidere di scrivere qui:

Molti pensano che a volte vale la pena rischiare, di gettarsi in un impresa o in un fatto poiché le occasione vanno sfruttate, perché ogni lasciata è persa o semplicemente perché queste esperienze sono per lo più uniche e dunque vale la pena viverle. Beh io credo che QUALSIASI esperienza è unica, sia che si decida di lanciarsi in un impresa, sia che si preferisca starsene seduti sul divano. Tutte le nostre azioni, sia che si creda nel destino, sia che si pensi di essere artefici del proprio futuro,portano a formare un bagaglio personale che, probabilmente, ci servirà in un altroquando.
Scritto da: Crybboy alle ore 04:10 | link | commenti | Categoria: in me, filosofeggiando
domenica, 22 marzo 2009
Tempo di gite
Torno un'attimo su quanto ho racconato nel post precedente...Dopo che l'arpia se n'è andata a letto, ogni tanto giravo per i corridoi, per controllare che tutto fosse tranquillo. In uno di questi giri, era ormai abbastanza tardi, ho incontrato una delle professoresse che controllava che ognuno fosse nella propria stanza e mi ha chiesto di darle la mano in alcune di queste ispezioni. Beh in una camera in cui dovevano esserci quattro ragazzine, ne abbiamo trovate sei, ma essendo la camera abbastanza grande sulla cosa si poteva anche soprassedere dato che sembravano tranquille, poi però abbiamo trovato un ragazzino nascosto nel box-doccia, un altro era dentro l'armadio e altri tre sotto i letti...Alle prese con una situazione così buffa e assurda anche la professoressa è scoppiata a ridere...
Scritto da: Crybboy alle ore 17:47 | link | commenti (1) | Categoria: giorno per giorno
venerdì, 20 marzo 2009
Sangue Amaro
Questa vecchia arpia è arrivata alle ventidue e trenta, ha preso la chiave ed è salita in camera, passando accanto all'ala dove c'erano gli studenti, ragazzini di 13-14 anni.
Dopo pochi minuti è scesa, vestita ancora nel suo ridicolo taileur rosa confetto, talmente zuccheroso che si sarebbe rifiutato di indossarlo persino Barbie, e con arroganza ha cominciato a sbraitare con  accento teutonico sul fatto che non era possibile che ci fosse tutto quel chiasso e che lei non riusciva a dormire...
Io me ne sono rimasto zitto, avrei voluto urlarle in faccia di essere più educata, e che dalla sua camera era praticamente impossibile sentire gli studenti. Avrei voluto dirle di essere un attimino più tollerante, infondo lei era appena rientrata...ma avendo imparato a conoscere un po le persone non ho proferito parola con questa megera vestita peggio di Solange, e ho preferito chiedere ai ragazzini di stare un po più tranquilli...Lo so, non è giusto, io per primo mi ricordo del casino che si faceva in gita, ma le cose erano due, o mi rivolgevo ai ragazzini (come ho fatto), o iniziavo una battaglia con la reincarnazione di Frau Blucher rischiando il posto di lavoro...
Scritto da: Crybboy alle ore 03:43 | link | commenti (1) | Categoria: giorno per giorno, in me
giovedì, 19 marzo 2009
Brainstorm
Uff...ancora una volta mi sto assentando dal mio amato blog...Cose da scrivere in questo periodo ne avrei anche avute, ma ho la testa altrove...è un periodo un po incasinato e quando ho voglia di scrivere non ho tempo e quando ho tempo mi manca la voglia...Finalmente ieri sera mi ero deciso a scrivere qualcosa, ma splinder ha ben pensato di fare i capricci...Adesso non ho molto tempo, spero di riuscire a scrivere qualcosa più stanotte...
Scritto da: Crybboy alle ore 18:31 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 26 gennaio 2009
New Image
Cambio di immagine a inizio template (ogni tanto provvederò a metterne una di nuova), Al posto di Haley Joey Osment, ne "Il sesto senso", sono passato ai piccoli protagisti del film del 1963 "Il signore delle mosche", tratto dall'omonimo romanzo di William Golding, che tra l'altro consiglio a tutti (sia il libro, che il film).
Scritto da: Crybboy alle ore 21:35 | link | commenti (1) | Categoria: fotografie, la fabbrica dei sogni, giorno per giorno, in me, la piccola biblioteca di babele
mercoledì, 21 gennaio 2009
LASCIAMI ENTRARE
Difficile inquadrare in un unico genere questo piccolo gioiello della cinematografia svedese. Pur trattando di un tema horrorifico, di horror ha molto poco, se non qualche sequenza più grand-guignolesca che spaventosa. E' sicuramente un film drammatico che tocca tematiche quanto mai attuali, come quella della solitudine dovuta all'incomunicabilità (soprattutto tra adulti e giovanissimi), e alla puara del diverso. Infatti Oskar è abbandonato a se stesso, i suoi genitori sono divorziati e sembrano non accorgersi della sua sofferenza e della sua rabbia, dovuta ai sopprusi di alcuni bulletti, e anche gli altri adulti sono ciechi al bisogno d'aiuto del biondo ragazzino, che immagina di accoltellare i compagni che lo vessano continuamente. Poi Oskar, conosce Eli, una ragazzina che si è trasferita da poco nel suo stesso palazzo, che sembra non temere il freddo e che vive assieme ad uomo anziano. Tra i due ragazzini nasce presto una tenera amicizia e un affetto profondo (qui il film si tinge di atmosfere romantiche, anche se si tratta di un amore casto e quasi infantile) e sarà prorpio la nuova amica a dare ad Oskar il coraggio di affrontare i compagni di scuola che lo tormentano. Poi Il ragazzino scoprirà che Eli non è un essere umano, ma un vampiro asessuato, che per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi di sangue. Ma questa sua natura non spaventa lo spettatore, anzi si prova quasi pena per lei, costretta a macchiarsi di atroci delitti per sopravvivere.
Particolarmente significativa la sequenza nella quale Eli chiede a Oskar di provare a identificarsi in lei, per fargli capire che non è un mostro, che sarebbe come condannare un leone o un ghepardo, perché uccidono delle indifese gazzelle; è solo bisogno di sopravvivenza. La situazione della ragazzina peggiora quando il suo "servo", ormai troppo vecchio per poterle essere utile e ancora di più per essere amato da lei, decide di suicidarsi. 
Un'altra scena importante è quella in cui Eli, chiede a Oskar di invitarla a entrare in casa, perché secondo la tradizione, i vampiri per entrare in una casa devono essere invitati da chi vi abita (e qui si capisce il significato del titolo),  ma il ragazzino invece la stuzzica e invece di invitarla le fa segno con la mano di passare la porta, e solo quando vede che la sua amica rischia di fare una brutta fine, le da il suo permesso. 
Ed proprio qui, che Oskar capisce il dramma di Eli e decide di esserle comunque amico.
Tutta la storia si svolge nei degradati sobborghi di Stoccalma, in paesaggi completamente imbiancanti dalla neve, che diventa la terza vera protagonista del film, con il suo biancore che copre ogni altro colore e sembra fare isolare ancora di più, i personaggi gli uni dagli altri.
Le ultime immagini del film mostrano Oskar allontanarsi in treno, assieme alla sua amica, ben nascosta in uno scatolone e fanno presumere che diventerà il suo nuovo "servo" in un ciclo per lei infinito.
Il film si può dunque definire un dramma-horror, sulla solitudine e sul bisogno di comunicabilità, che ormai non sembra appartenere più a questa società ed è anche una tenera storia d'amore, di due ragazzini soli e bisognosi l'uno dell'altra.
Bellissima storia, raccontata all'europea, lontana dagli horror attenti solo agli incassi, del cinema hollywoodiano. in tal proposito va segnalato la voce che, purtroppo, prevede un remake americano del film, diretto dal regista di Cloverfield, già per il prossimo anno...
Prima o poi leggerò amche il romanzo da cui è tratto il film, che ho sentito dire approffondire anche altre tematiche, che nel film non sono presenti.

Scritto da: Crybboy alle ore 08:12 | link | commenti (4) | Categoria: la fabbrica dei sogni, in me, la piccola biblioteca di babele
domenica, 18 gennaio 2009
BIANCO
Ed ecco un mio nuovo racconto...

Quando aprii gli occhi, quella mattina, la prima cosa che vidi fu il soffitto bianco, ritinteggiato appena l’estate precedente. Rimasi a fissarlo per una buona mezz’ora prima di decidermi ad alzarmi, con una strana sensazione che mi permeava la mente.
Ciabattai lentamente fino alla finestra e aprendo le imposte, fui colpito dalla bianca luce solare, tanto da dover chiudere per un istante le palpebre. Quando, finalmente, riuscii  a riaprire gli occhi, lo spettacolo a cui mi trovai di fronte mi tolse il fiato: il giardino, il quartiere e tutta la città erano ricoperti da un soffice manto bianco. La sera prima avevo visto cadere i primi fiocchi, ma credevo che, come da molti anni a questa parte, la neve si sarebbe presto trasformata in pioggia, lasciando tutt’al più, qualche macchia bianca nelle zone in cui il sole non riusciva ad arrivare.
Mentre richiudevo la finestra vidi Martino, il lattaio, nella sua tenuta completamente bianca, attraversare il cortile dei miei vicini, lasciare accanto alla porta un paio di bottiglie di latte e raccogliere quelle vuote. Poi, camminando sulle sue stesse orme lasciate sulla neve, tornò al suo furgone. Bianco.
Ancora una volta sentii una sensazione pungente alla base della nuca, ma preferii non badarci e andai a farmi una doccia calda. Quando ne uscii, avevo riempito completamente il bagno di vapore, che si era attaccato allo specchio rendendolo  del tutto opaco; ci passai sopra uno straccio, rivelando la mia immagine riflessa, e iniziai a radermi, ma con una pressione eccessiva, vicino allo zigomo,  mi procurai un piccolo taglio, che inizio subito a sanguinare.
Prima che riuscissi a tamponare la piccola ferita, alcune gocce caddero sulla bianca ceramica del lavandino. Solo due piccole macchie rosse in un enorme spazio bianco. Rimasi come ipnotizzato, nel vedere quei due puntini rossi, che sembravano sverginare la purezza del lavabo. 
Ad un tratto la vista mi si annebbiò e sentii le gambe venir meno; cercai di resistere, di non svenire, ma fu tutto inutile, un attimo dopo ero a terra privo di sensi, con la testa che aveva miracolosamente mancato il bidè.
Avevo sempre creduto che perdere conoscenza, fosse come precipitare in un pozzo, scuro e profondo, invece mi ritrovai a galleggiare in ambiente totalmente bianco e che sembrava espandersi all’infinito, in ogni direzione.
Quando ripresi conoscenza, mi accorsi che erano passati solo pochi minuti; rinfrescai il viso sotto l’acqua gelida e scesi a prepararmi una colazione rigenerante.
Fortunatamente, quando versai il caffè, ero già seduto, poiché il liquido nero che danzava all’interno della piccola tazza di porcellana bianca, mi provocò una nuova vertigine e se non mi fossi affrettato a togliere lo sguardo, probabilmente sarei svenuto una seconda volta nel giro di un quarto d’ora.
Lasciai tutto come si trovava e andai al mio studio, dove mi aspettavano almeno una mezza dozzina di tele vuote. Ne raccolsi una fissandola al cavalletto e poi… poi mi sedetti sul pavimento osservando quel rettangolo bianco per diverse ore, senza però riuscire a imprimervi nulla, ma il mio non era il classico blocco dello scrittore riportato per un pittore; di idee ne avevo moltissime, ma ogni volta che pensavo ai colori da inserire nella mia opera, questi si mischiavano assieme fino a diventare un tutt’uno. Un solo colore. Bianco.
Rimasi così per tutta la giornata, senza scendere nemmeno per il pranzo e la cena; infine, con la speranza di aiutare la concentrazione, presi il telecomando dello stereo e premetti il pulsante che metteva in moto il giradischi. Lentamente il braccio si levò dalla sua collocazione e andò a poggiarsi leggermente sul disco che girava sul piatto.
Immediatamente le note di Back in USSR, si diffusero per la piccola stanza. White Album pensai, e quindi fui sorpreso da un’isterica risata; risi talmente forte che presto mi ritrovai a terra, piegato su me stesso, con le braccia a proteggere lo stomaco afflitto da fortissimi crampi e il volto bagnato dalle lacrime.
Quando, finalmente, riuscii a superare l’eccesso di risa mi rialzai, spensi lo stereo e me ne andai dallo studio. Mi sentivo totalmente esausto e privo di forze,  andando direttamente in camera da letto e, sebbene la sveglia segnasse appena le nove, mi infilai sotto le coperte.
Prima di sprofondare in un pesante sonno senza sogni, un ultimo pensiero fece capolino nella mia mente; oggi è stato bianco, e domani?

Scritto da: Crybboy alle ore 18:45 | link | commenti | Categoria: racconti e poesie